Il carcinoma a cellule squamose della vulva non è molto diffuso: i tumori vulvari e della vagina costituiscono circa il 5% dei tumori che interessano l’apparato genitale della donna.
Tuttavia, non bisogna sottovalutare la sua pericolosità, che può essere gestita efficacemente grazie alla diagnosi precoce.
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Cos’è il carcinoma a cellule squamose e come si manifesta?
Il carcinoma a cellule squamose origina dalle cellule sottili e piatte che rivestono la superficie della vulva. Può localizzarsi ovunque sui genitali esterni, ma colpisce più frequentemente le grandi e piccole labbra.
A un primo sguardo, può apparire in modi diversi: come un’area di pelle ispessita, una macchia rossa, bianca o scura, oppure come un piccolo nodulo o un’ulcera che fatica a rimarginarsi. Spesso queste lesioni si sviluppano su una base di infiammazione cronica.
Sintomi e diagnosi: a cosa prestare attenzione
Il sintomo più comune, e spesso sottovalutato, è il prurito persistente, che non risponde alle comuni creme lenitive.
Altri segnali includono:
- Dolore o bruciore locale;
- Sanguinamenti anomali (non legati al ciclo);
- Presenza di una massa palpabile o di una ferita aperta.
La diagnosi inizia con un’accurata visita ginecologica. Durante il controllo, se si notano aree sospette, si procede con la vulvoscopia e, se necessario, con una biopsia. Quest’ultima è l’unico esame che permette di confermare con certezza la natura della lesione.
Fattori di rischio e l’importanza della prevenzione
Esistono due fattori di rischio principali che possono portare a questo al carcinoma della vulva:
- Infezione da HPV (Papilloma Virus): colpisce spesso donne più giovani;
- Lichen Sclerosus: una condizione infiammatoria cronica che, se non monitorata, può evolvere in neoplasia nelle donne in post-menopausa.
La prevenzione passa per uno stile di vita sano (il fumo è un fattore di rischio accertato), la vaccinazione contro l’HPV e, soprattutto, il controllo periodico.
Trattamento del carcinoma squamoso
Se diagnosticato in fase iniziale, il carcinoma vulvare può essere trattato con successo, spesso tramite una chirurgia conservativa che mira a rimuovere il tessuto malato preservando il più possibile l’anatomia e la funzionalità degli organi.
Nei casi più avanzati, può essere necessario ricorrere alla radioterapia o alla chemioterapia.
Molte donne convivono con fastidi vulvari per mesi prima di rivolgersi a uno specialista, mentre è fondamentale agire in modo tempestivo.
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